Il 4 ottobre 2026 è stata una data di rilievo per la giustizia italiana, che ha riaperto una delle inchieste giudiziarie più controverse della storia repubblicana. La Procura della Repubblica di Roma ha infatti revocato l'archiviazione dell'inchiesta sulla strage di Ustica, sospendendone gli effetti. La decisione segue la disponibilità manifestata dal governo francese a consegnare nuovi documenti militari ritenuti rilevanti ai fini dell'accertamento della verità giudiziaria.
La riapertura del fascicolo rappresenta un passo significativo nella ricerca della verità su un evento che ha segnato profondamente la storia italiana. La strage di Ustica, avvenuta il 27 giugno 1980, vide il velivolo DC-9 della compagnia Itavia scomparire dagli schermi radar mentre sorvolava il Mar Tirreno, lungo la rotta Bologna-Palermo. A bordo del velivolo viaggiavano 81 persone tra passeggeri ed equipaggio. I resti dell'aereo e i corpi delle vittime furono ritrovati nelle acque circostanti l'isola di Ustica, dando inizio a uno dei casi giudiziari più complessi e dibattuti del dopoguerra italiano.
Le prime fasi dell'indagine furono caratterizzate da depistaggi, sparizioni di tracciati radar e ricostruzioni contrastanti. Negli anni successivi, le inchieste giudiziarie hanno esaminato diverse ipotesi sulle cause della tragedia, senza giungere a una conclusione definitiva in sede penale. Il giudice istruttore Rosario Priore concluse che il DC-9 fu abbattuto nel corso di un'azione di intercettazione militare tra aerei da guerra appartenenti a diversi schieramenti internazionali.
Tra le ipotesi più accreditate nel corso delle indagini figurano l'esplosione di un ordigno a bordo, l'impatto di un missile o una collisione con caccia militari in volo nella stessa area. Le sezioni civili della Corte di Cassazione hanno successivamente riconosciuto, ai fini risarcitori, che l'aereo fu colpito da un missile, pur senza che in sede penale siano stati individuati i responsabili materiali dell'attacco.
Nel corso degli anni sono emerse numerose dichiarazioni che hanno alimentato il dibattito pubblico e politico. Nel 2008 l'ex Presidente della Repubblica e già Presidente del Consiglio dei Ministri, Francesco Cossiga, dichiarò pubblicamente che a colpire l’aereo civile era stato un missile lanciato da un velivolo della Marina francese.
Quindici anni dopo, nel settembre 2023, l'ex Presidente del Consiglio ed ex Presidente della Corte Costituzionale, Giuliano Amato, tornò sull'argomento sollecitando il Presidente francese Emmanuel Macron a chiedere scusa o, quantomeno, a fornire elementi di verità sugli archivi militari dell'epoca.
Negli ultimi anni, la richiesta di giustizia è stata portata avanti con determinazione dall'ex senatrice Daria Bonfietti, presidentessa dell'Associazione dei familiari delle vittime della strage di Ustica, che per oltre quattro decenni ha rappresentato le istanze delle famiglie colpite dalla tragedia, chiedendo verità e giustizia e lottando contro le omissioni istituzionali.
La disponibilità del governo francese a fornire nuovi documenti costituisce un elemento di novità che ha consentito alla magistratura italiana di riaprire un capitolo investigativo rimasto a lungo sospeso. La decisione della Procura di Roma rappresenta un nuovo passo nel tentativo di ricostruire una delle pagine più dolorose e ancora irrisolte della storia repubblicana.