Il prossimo 25 ottobre saranno passati due mesi dall’inizio dell’invasione russa in Ucraina. Trump ha provato a intestarsi il merito di una tregua, ma la situazione sul campo continua a dire altro. Come leggere questa fase? Ne abbiamo parlato con Giovanni Savino, docente ed esperto di Russia, intervistato ieri, 13 ottobre 2026, all’Università Federico II di Napoli.

Professor Savino, siamo davvero di fronte a una tregua o è più una narrazione diplomatica?

«Possiamo davvero aspettarcela? Va detto che anche l’Ucraina continua a colpire obiettivi energetici russi, quindi siamo di fronte a una tregua che esiste soltanto nella mente di Donald Trump. Probabilmente lui stesso non si aspettava una reazione così forte da parte di Mosca, anche perché ha già le elezioni di midterm alle porte e una guerra con l’Iran che non sta andando come previsto. Una tregua che non è una tregua, insomma, non sorprende più di tanto.»

Quali sono i segnali più rilevanti sul terreno politico e militare?

«Che questa tregua o cessate il fuoco non è stata accettata né discussa né dall’Ucraina né dalla Russia. Siamo di fronte a un’iniziativa personale di Trump, che ha ricevuto una risposta concreta sul campo: un’accelerazione dell’offensiva russa. In questo senso, Trump sta facendo esattamente quello che ha fatto nel 2022 con l’Ucraina: un accordo con Putin, bypassando Kyiv e Bruxelles, che ha portato a un’intesa energetica con la Russia, con la previsione di importare tra 300 e 700 mila barili di diesel. Una quantità minima rispetto ai consumi, perché il totale previsto, 7 milioni di barili, equivale a due giorni di consumo globale. Il significato è soprattutto politico: Trump sta cercando un’intesa con Putin, ma gli effetti si vedono sui prezzi del diesel, che sono già saliti di 10 centesimi al litro negli Stati Uniti.»

Quale ruolo sta giocando oggi Trump nella partita diplomatica?

«Sostanzialmente, Trump sta cercando di intestarsi il ruolo di mediatore, ma la realtà è diversa. Sta provando a fare un accordo diretto con Putin, bypassando l’Ucraina, e imponendo anche elezioni presidenziali in Ucraina, quando il Paese è ancora in guerra. Un’iniziativa che ha lasciato perplessi molti osservatori, perché una tregua non può essere imposta dall’esterno, ma deve essere accettata dalle parti sul campo. E questo non è avvenuto.»

La tregua potrebbe avere effetti interni negli Stati Uniti?

«Questo elemento c’è senz’altro, anche perché l’Europa continua a non essere pervenuta. L’Ue ha adottato una serie di sanzioni, ma senza una strategia efficace per fermare l’escalation russa. Si è limitata a rispondere con misure economiche, senza incidere realmente sul piano militare. E ora Trump sta cercando di giocare la sua partita direttamente con Mosca, lasciando l’Europa ai margini della diplomazia internazionale.»

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