Si tiene oggi a Miami, in Florida, l’incontro tra la delegazione ucraina e i negoziatori statunitensi, nel quadro del processo diplomatico volto a porre fine al conflitto in Ucraina. La riunione si inserisce in un contesto più ampio di iniziative diplomatiche che coinvolgono anche il presidente russo Vladimir Putin e il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, già protagonisti di incontri separati con mediatori internazionali.

Secondo quanto riferito dalla Jamestown Foundation, le proposte che verranno discusse sono il frutto di una serie di incontri precedenti tenutisi a Mosca e Kyiv, e rappresentano una nuova fase del processo negoziale. L’obiettivo dichiarato è quello di esplorare una soluzione congiunta per mettere fine al conflitto.

Per approfondire il contesto della notizia, la redazione ha intervistato il professor Federico Niglia, docente di storia internazionale presso l’Università per stranieri di Perugia.

“Questo è uno dei molti incontri che si vanno susseguendo, per cui sulla carta non ci sarebbe nulla di nuovo, però si tratta di un format diplomatico particolarmente interessante,” ha spiegato Niglia. “A Miami avremo una delegazione ucraina accompagnata da una delegazione dell’Unione Europea alle prese con i negoziatori di Washington.”

La delegazione ucraina è composta dal capo dell’ufficio presidenziale Kyrylo Budanov, dal capo dell’intelligence esterna Rustem Umerov, dal capogruppo di Servitore del Popolo David Arakhamia, e dal primo vice capo dell’ufficio presidenziale Serhiy Kyslytsya.

Secondo Niglia, la presenza della delegazione europea è un elemento chiave per equilibrare il peso dei negoziati: “Alla fine la grande tessitura viene affidata al negoziatore americano, ma è molto rilevante il fatto che gli ucraini confidano molto nella presenza degli europei, anche per evitare compromessi troppo a ribasso.”

La delegazione statunitense è guidata dall’inviato Steve Witkoff e da Jared Kushner, che hanno recentemente incontrato separatamente i presidenti Putin e Zelensky per elaborare la proposta che sarà discussa oggi.

L’incontro prevede anche una sessione allargata con i consiglieri per la sicurezza nazionale di Regno Unito, Francia e Germania, oltre a rappresentanti di NATO, UE, Comando europeo statunitense, Consiglio per la sicurezza nazionale e Tesoro americano. In agenda vi è anche un piano di ricostruzione e prosperità postbellica.

Un elemento rilevante, sottolineato dalla Jamestown Foundation, riguarda il fattore energetico. L’analisi evidenzia come i calcoli militari e i rischi di escalation siano sempre più influenzati da considerazioni legate alla sicurezza energetica, in un contesto globale caratterizzato da una forte competizione per le risorse.

Su questo punto, il professor Niglia ha aggiunto: “Il fattore urgenza legato al tema energetico è un elemento che la Jamestown Foundation sta seguendo da tempo, e che vede sempre più l’energia come fattore critico e come acceleratore del negoziato diplomatico.”

Fonti