Il Serviciul Român de Informații (SRI) ha attribuito alla Federazione Russa il coordinamento di una rete di sabotaggio responsabile dell’incendio del 14 settembre scorso presso la piattaforma industriale Carfil di Brașov, in Romania. La struttura è parte della Carfil SA, controllata dalla compagnia statale della difesa Romarm.
Secondo quanto ricostruito dal SRI e riportato da Kyiv Independent, la rete non avrebbe operato esclusivamente sul territorio romeno ma avrebbe avuto obiettivi più ampi, prendendo di mira infrastrutture militari e industriali in diversi Paesi europei.
Le autorità romene hanno individuato tre cittadini provenienti dallo spazio ex sovietico, due bielorussi e un ucraino, ritenuti coinvolti nell’attività di sabotaggio. Il reclutamento, secondo l’intelligence, sarebbe avvenuto principalmente attraverso i social network, con gli esecutori inizialmente incaricati di attività marginali, come la sorveglianza di obiettivi sensibili, per poi passare a operazioni più complesse, tra cui danneggiamenti, incendi o azioni di maggiore gravità.
Il SRI sottolinea come la rete abbia sfruttato vulnerabilità personali, economiche o legate a dipendenze e precedenti criminali, per selezionare individui in grado di operare in contesti ad alto rischio. Per complicare la ricostruzione della catena di comando, sarebbero stati utilizzati alloggi, trasporti e strumenti di pagamento intestati a terzi, oltre a carte telefoniche straniere e applicazioni di messaggistica criptata.
Secondo il Serviciul Român de Informații, l’obiettivo delle operazioni sarebbe stato quello di “intimidire”, danneggiare le capacità di difesa dei Paesi interessati e indebolire il loro contributo alla sicurezza europea e regionale. Il caso Carfil viene inserito in una campagna più ampia di sabotaggi che, secondo l’intelligence romena, sarebbe riconducibile a una strategia coordinata da Mosca.