L’area cani di via Valdagno, nel Municipio XV, è chiusa da mesi a causa di una voragine e la situazione sta generando preoccupazione tra i residenti. A sollevare il caso sono stati i consiglieri municipali di Fratelli d’Italia Marco Ottaviani e Adriana Glori insieme al consigliere capitolino Stefano Erbaggi e alla dirigente del partito Nausica Cangini, che hanno denunciato l’assenza di aggiornamenti e di una programmazione degli interventi.
Secondo quanto dichiarato dagli esponenti di Fratelli d’Italia, da mesi è in corso un confronto con la Giunta municipale sulla chiusura dell’area. Tuttavia, sostengono, non sarebbero ancora emersi elementi concreti sui tempi di riapertura né sulla gestione dell’intervento necessario per la messa in sicurezza del sito.
“L’area cani di via Valdagno è chiusa da mesi. Ci dicono a causa di una voragine. Siamo in contatto con la Giunta municipale da mesi: tra interventi da organizzare e una programmazione che non esiste, lo spazio è ancora chiuso. E nessuno pensa sia il caso di parlarne ai cittadini”, hanno dichiarato Ottaviani e Glori.
Nel mirino dei consiglieri municipali c’è anche la comunicazione con i residenti. Secondo quanto riferito, non sarebbero state fornite informazioni sulle cause del ritardo né sulle tempistiche previste per la riapertura dell’area. Una situazione che, a loro giudizio, sta alimentando il malcontento tra i frequentatori dello spazio pubblico.
Sulla vicenda sono intervenuti anche Erbaggi e Cangini, che hanno criticato l’operato dell’amministrazione municipale guidata dal centrosinistra, parlando di un immobilismo che starebbe penalizzando la gestione del territorio.
“Desta stupore l’immobilismo della Sinistra nel Municipio XV davanti ad una questione che da tanto tempo attende una risoluzione. A chiederlo sono i cittadini. E non rispondere, non metterci la faccia, è purtroppo, ormai, diventato il nuovo costume del Partito democratico a Roma Nord”, hanno dichiarato.
I due esponenti di Fratelli d’Italia hanno inoltre accusato la maggioranza municipale di adottare una “tattica dello struzzo”, sostenendo che il silenzio sulle criticità del territorio rappresenti una scelta politica.