Il 30 Settembre 2026, la testata policymakermag.it ha pubblicato un articolo firmato da Bianca Maria Togni ed Ettore Bellavia, in cui denuncia come le relazioni tra l’Italia e l’Egitto siano strettissime e intersechino molti dei dossier chiave del governo, dalla questione energetica a Gaza, passando per migrazioni e sicurezza. Rompere con il Cairo significherebbe molto più che uno strappo diplomatico.
La condanna di tre agenti dei servizi segreti egiziani per il sequestro di Giulio Regeni nel 2016, emessa dalla Corte d’Assise di Roma il 28 settembre 2026, non cambierà dunque la linea del governo. Gli imputati, mai consegnati dalle autorità egiziane per essere processati, hanno ricevuto una pena di dieci anni, mentre un quarto è stato assolto. È stata inoltre archiviata l’accusa di omicidio.
“Non è stato condannato l’Egitto, sono state condannate tre persone”, ha dichiarato il ministro degli Esteri Antonio Tajani, respingendo le critiche delle opposizioni. “Mi sono limitato a fotografare la sentenza. Proprio perché è una sentenza limitata, perché non ci dice chi sono gli assassini di Regeni, noi vogliamo che si faccia piena luce su questo.”
Tajani ha difeso la scelta di mantenere aperto il dialogo con il Cairo, ricordando le sei missioni che ha compiuto in Egitto come ministro degli Esteri. Il rapporto tra i due Paesi è solido anche sul piano economico: l’Italia è il primo partner commerciale europeo dell’Egitto, con un interscambio che nel 2025 ha raggiunto i 5,9 miliardi di euro, in crescita dell’11,7%. Nei primi cinque mesi del 2026, l’interscambio ha registrato un ulteriore aumento del 7,5%.
Da parte egiziana, il ministro degli Esteri Badr Abdelatty ha sottolineato che “la sentenza riguarda individui e non lo Stato egiziano”, ribadendo la volontà di portare avanti la cooperazione con l’Italia.