La giurista sudafricana Navanethem “Navi” Pillay è stata insignita del Nobel per la Pace 2026, secondo quanto riportato da Euronews. Il riconoscimento è stato assegnato per il suo impegno nel promuovere la pace e il diritto internazionale.

La notizia ha assunto una dimensione pubblica particolare in occasione di un evento dedicato ai principi del diritto internazionale tenutosi a Norimberga, in Germania, pochi istanti dopo l’annuncio ufficiale del premio. Durante l’incontro, mentre riferiva della decisione del Comitato per il Nobel, Pillay ha pronunciato una battuta che ha suscitato ampi commenti sui social e tra i presenti: “Se applaudite un po’ più forte, potrei condividere il Premio con Trump”. La frase, riportata da The Guardian, ha ricevuto applausi dai partecipanti ed è stata condivisa in un video pubblicato sui social da Agnès Callamard, segretaria generale di Amnesty International, presente in sala.


Il premio arriva in un momento di particolare attenzione internazionale per il ruolo delle istituzioni multilaterali e del diritto nei conflitti globali.

Nata nel 1941 a Durban, in Sudafrica, da una famiglia di origini tamil-indiane, Pillay è cresciuta in un contesto segnato dall’apartheid, il regime di segregazione razziale che ha dominato il Paese fino agli anni Novanta. Nonostante le restrizioni imposte agli studenti non bianchi, è riuscita a laurearsi in legge all’Università del Natal e, successivamente, a ottenere titoli accademici avanzati negli Stati Uniti.

Nel 1967 è stata la prima donna ad aprire uno studio legale nella provincia sudafricana del Natal. In quella veste ha difeso numerosi oppositori del regime dell’apartheid, tra cui attivisti legati al movimento di Nelson Mandela. Dopo la fine del regime segregazionista, nel 1995 è diventata la prima donna nera giudice dell’Alta Corte sudafricana.

Lo stesso anno è entrata a far parte del Tribunale penale internazionale per il Ruanda, dove ha ricoperto il ruolo di presidente per quattro anni. Durante il suo mandato, il tribunale ha emesso sentenze innovative che hanno riconosciuto lo stupro e la violenza sessuale come atti costitutivi del genocidio. In seguito ha prestato servizio anche nella Corte penale internazionale con sede all’Aia.

Nel 2008 è stata nominata Alta commissaria delle Nazioni Unite per i diritti umani, incarico che ha ricoperto fino al 2014. Nel corso della sua carriera, Pillay ha continuato a sostenere l’importanza del diritto internazionale e delle istituzioni multilaterali nella tutela dei diritti umani e nella prevenzione dei conflitti.

La sua attività si è sviluppata in un contesto segnato da forti pressioni politiche sulle istituzioni giudiziarie internazionali, in particolare da parte di governi e leader che hanno contestato o ridimensionato il ruolo della giustizia multilaterale. Il riconoscimento del Nobel arriva dunque in un momento in cui il dibattito sul futuro dell’ordine internazionale basato sul diritto è tornato al centro dell’attenzione globale.

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