Le scene di disordini e vandalismi nel centro di Milano, durante le manifestazioni del 17 e 18 ottobre 2026, hanno sollevato critiche nei confronti del governo e del ministro dell’Interno Matteo Piantedosi. Le immagini di centinaia di ragazzi e ragazzini, molti minorenni e alcuni al di sotto dei quindici anni, che hanno devastato negozi e messo in difficoltà gli agenti di polizia, hanno innescato un ampio dibattito sulla gestione dell’ordine pubblico e sulla sicurezza.
Secondo quanto riportato, la situazione sarebbe stata particolarmente complessa per diversi motivi. In primo luogo, non si trattava di un gruppo organizzato con chiari moventi ideologici o politici, ma di un insieme eterogeneo di giovani che si sono radunati rapidamente grazie ai social network, rendendo difficile prevedere e intercettare le loro iniziative. Le forze di polizia e l’intelligence non hanno saputo intercettare le iniziative e sono stati colti di sorpresa, evidenziando problemi di coordinamento e di analisi delle informazioni. Oltre a Milano, situazioni simili hanno interessato anche Torino e Bologna.
Nonostante le critiche, il governo ha annunciato nuove misure. Il ministro Piantedosi ha convocato per il 20 ottobre alle 17:30 un Consiglio dei ministri per approvare nuove norme contro la criminalità, in particolare quella commessa dai minori. Inoltre, dal 19 ottobre il vicepremier e ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini ha annunciato lo schieramento di 500 militari in più a Milano.
Le critiche si concentrano non tanto sul modo in cui le forze dell’ordine sono intervenute durante le manifestazioni, quanto piuttosto sull’impreparazione dei giorni precedenti. La natura dell’evento ha reso difficile una risposta preventiva: mentre una manifestazione organizzata da associazioni o movimenti politici permette alla polizia di conoscere referenti e obiettivi e quindi gestirla più facilmente, un raduno spontaneo e disordinato, come quello avvenuto a Milano, sfugge a queste dinamiche e rende più complesso l’intervento delle forze dell’ordine.