Il 3 novembre 2026 è stata una giornata di violenza in molte città europee: a Milano sono stati portati in questura 271 ragazzi, di cui 220 minorenni, molti con meno di 15 anni. La protesta contro il carovita, saccheggiata il giorno successivo, è stata preceduta da una manifestazione simile in Francia, dove 550 mila persone erano scese in piazza contro il carovita, seguite da circa 1.800 fermi e saccheggi. Le cause di queste proteste sono comuni: il carovita, la scuola impoverita e un futuro bloccato. È chiaro che non si tratta solo di ragazzate, ma di un disagio giovanile profondo, segnato da solitudine, sfiducia e fragilità relazionali.

Secondo Liuva Capezzani, psicologa psicoterapeuta e docente all'Università degli Studi della Tuscia di Viterbo, la violenza è stata usata come un linguaggio che ha finalmente fatto sentire la loro voce: “Grazie alla violenza siamo stati ascoltati”. È un grido di dolore che necessita di ascolto e comprensione, un disagio che deve essere accolto e decodificato.

La piazza digitale ha organizzato la protesta fisica, amplificata dai social media, che hanno trasformato la violenza in uno spettacolo virale, rendendo i protagonisti visibili e influenti nella loro comunità.

Nonostante i dati allarmanti sul disagio giovanile, come il CNR-IRPPS che segnala che circa il 10% degli adolescenti italiani vive un ritiro sociale estremo, il sistema continua a ignorare il problema. La violenza diventa così l'unico modo per comunicare: “siamo stati ascoltati e visti”.

Questa riflessione è stata discussa durante il convegno tenutosi a Roma, dal titolo “Minacce sanitarie e sicurezza nazionale nei conflitti ibridi cognitivi”, organizzato dal Centro Alti Studi (CeAS), dall’Istituto di Psicoterapia Psicotraumatologia e Medicine integrate (I.PSI.trauma.MED) e dall’Istituto Universitario IPU-Università Pontificia Salesiana, con il patrocinio dell’International Conflict Society (ICS). Durante l'evento, sono state affrontate le minacce sanitarie e la sicurezza nazionale nei conflitti ibridi cognitivi, con un focus sul disagio giovanile e sulla violenza come linguaggio di comunicazione.

La dott.ssa Capezzani, che è anche responsabile dell’I.Psi.trauma.Med. e delegata al Coordinamento delle Commissioni di Studio e Sezioni regionali Socint, ha sottolineato l'importanza di ascoltare questi giovani e di non ridurre il problema a una semplice repressione, ma di affrontare le cause profonde del disagio.

Fonti