Luigi Marattin e Andrea Marcucci sono sempre più distanti. Il segretario dei Liberaldemocratici (Pld) ha deciso di accelerare il percorso di avvicinamento al centrodestra, mettendo in crisi un partito già fragile nei sondaggi (tra l'1 e l'1,5% secondo le ultime rilevazioni). La direzione nazionale del 3 novembre ha approvato la relazione di Marattin con 26 voti favorevoli e 21 contrari su 150 membri, confermando una significativa opposizione interna.
Marattin ha chiarito la sua posizione in un'intervista a policymakermag.it, dichiarando che le proposte del Pld non sono compatibili con l'attuale centrosinistra e confermando la volontà di verificare se esistono le condizioni per un accordo con il centrodestra, aggiungendo che "se son rose fioriranno". Il segretario ha inoltre evidenziato come il dialogo con Carlo Calenda e Pina Picierno non abbia prodotto risultati utili, ribadendo che se il centro liberale non riesce a costruirsi autonomamente, è meglio guardare altrove, in particolare verso Giorgia Meloni.
Dall'altra parte, Marcucci si oppone fermamente a questa linea, rivendicando il mandato fondativo del partito, nato per costruire un polo liberaldemocratico autonomo e non per fungere da stampella della destra. Il senatore preferirebbe un'intesa con Calenda e Picierno per unire le diverse anime liberali ed europeiste, e ha definito inaccettabile consegnare il partito a Meloni.
La spaccatura è ormai evidente: il Pld rischia di dividersi prima ancora di trovare una collocazione elettorale. Mentre il centrodestra cerca di allargare il proprio perimetro, il dialogo con i liberali potrebbe rivelarsi vantaggioso per entrambe le parti, nonostante la forte opposizione interna guidata da Marcucci.