La guerra nel Mar Nero segna un nuovo punto di svolta. Per la prima volta dall'invasione russa dell'Ucraina, il 24 febbraio 2022, navi mercantili neutrali sono state attaccate da droni nelle Zee (zone economiche esclusive) di Bulgaria e Romania, membri di Nato e Ue. Lo riporta Il Messaggero.
La Turchia, da sempre referente dell'applicazione della Convenzione di Montreux del 1936, finalizzata alla sicurezza turca e, in subordine, di altri Paesi rivieraschi, aveva chiuso l'accesso al Mar Nero a navi da guerra straniere il primo marzo 2022. La flotta russa è stata decimata dall'Ucraina, che non disponendo di una Marina tradizionale ha usato mezzi non convenzionali. L'affondamento dell'incrociatore "Moskva", l'attacco alla base navale di Novorossijsk, lo scontro tra droni autonomi tra Kiev e Mosca sono tappe di questo percorso.
L'attacco del 6 ottobre ha coinvolto il mercantile "Alfa Watan", battente bandiera del Togo con equipaggio siriano. Un altro mercantile, l'"Able", registrato a Palau, è stato filmato in fiamme. Ci sono stati morti tra i marittimi, non solo ucraini. Il premier bulgaro Rumen Radev ha dichiarato: "Non disponiamo di prove solide e chiare per muovere accuse contro l’una o l’altra parte, ma la logica suggerisce che il risultato vada a vantaggio della Russia".
Il Mar Nero è ora destabilizzato, con Bulgaria e Romania coinvolte direttamente. La guerra navale è alle coste dell'Ue. Le Zee non sono acque territoriali, ma il segnale è chiaro: la guerra si allarga e minaccia il ruolo della Turchia nel controllo della situazione.