La legge elettorale è solo il prologo di una partita più complessa.
Lo afferma lo storico e politologo Paolo Pombeni a Formiche.net, evidenziando come il voto parlamentare, ormai imminente, rappresenti un passaggio obbligato che apre una fase ancora più incerta.
Il vero tema sarà come andranno le elezioni. Se sarà bassa [l'affluenza], avremo una sorta di congelamento delle situazioni attuali, perché un elettorato che non si mobilita non cambia i rapporti di forza, ma li cristallizza. In questo quadro, la posizione di Giorgia Meloni appare relativamente vantaggiosa, anche se non priva di incognite.
La premier, osserva Pombeni, non rischia molto sul passaggio della legge elettorale. La sua maggioranza non ha interesse a far fallire il disegno di legge, anzi cercherà di farlo andare in porto. Se ci fossero franchi tiratori, significherebbe voler scherzare con il fuoco, ma non sembra questo il caso.
Il vero nodo riguarda Roberto Vannacci. Secondo Pombeni, la sua discesa in campo non rappresenta necessariamente una minaccia per Meloni, ma potrebbe offrirle l'opportunità di affermarsi come destra di governo, distinguendosi da una destra più radicale.
Il dato del 22% va letto considerando che il computo è stato fatto sul totale degli aventi diritto, quindi anche su quelli che non hanno votato. In realtà, Vannacci, da solo, ha portato circa il 5%. Un risultato non trascurabile, ma che non ha mobilitato l'elettorato astensionista.
Proprio la partecipazione alle urne potrebbe essere il fattore decisivo. Come sottolinea Pombeni, la bassa affluenza tende a congelare le attuali dinamiche, mentre una maggiore partecipazione potrebbe rimettere in discussione gli equilibri esistenti. In questo contesto, il centrosinistra cerca di costruire una coalizione, ma fatica a trasformare le differenze in una proposta politica capace di incidere sul quadro complessivo.