La resa dei conti nella Lega non è più sotterranea. Al Congresso straordinario del 24 e 25 ottobre, dove 700 delegati sono chiamati a riconfermare Matteo Salvini alla guida del partito, potrebbe esserci un rivale: Massimo Garavaglia. Il senatore, presidente della commissione Finanze al Senato ed ex ministro del Turismo, ha annunciato la sua candidatura in un colloquio con La Repubblica.

"Sono della Lega e mi candido per dire che non siamo un partito di estrema destra. Noi siamo federalisti e siamo il partito dei territori", ha dichiarato Garavaglia, che lavora per raccogliere le 80 firme necessarie da quattro Regioni diverse.

L'uscita agita il partito in un momento delicato. Salvini, reduce dall'ok del Consiglio dei Ministri per il nuovo Codice della strada e per le intese di maggiore autonomia per Lombardia, Veneto, Piemonte e Liguria, deve ora fare i conti con una fronda interna.

Garavaglia è considerato vicino al ministro Giancarlo Giorgetti, con cui condivide la formazione bocconiana, anche se assicura di muoversi in autonomia. La sua candidatura potrebbe mettere in difficoltà Salvini, che da mesi sospetta che Giorgetti stia organizzando una corrente interna per sottrargli il controllo del partito.

Attilio Fontana e Massimiliano Romeo, esponenti della corrente che fa riferimento a Giorgetti, stanno preparando un documento politico autonomo per rilanciare l'assetto organizzativo della Lega, che potrebbe diventare il manifesto della candidatura di Garavaglia. A questo fronte potrebbero aggiungersi anche Massimiliano Fedriga, presidente del Friuli-Venezia Giulia, e Maurizio Fugatti, presidente della Provincia autonoma di Trento. Resta da capire quale posizione prenderà Luca Zaia, ex governatore del Veneto.

Le tensioni interne sono evidenti. Salvini, sospettoso nei confronti di Giorgetti, ha sostituito Roberto Maroni con Lorenzo Fontana alla presidenza dell'assise congressuale, temendo che un ruolo attivo di Giorgetti potesse favorire una sua futura candidatura alla leadership del partito.

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