La stagione congressuale della Lega si è chiusa con la conferma di Matteo Salvini alla guida del partito, ma l’obiettivo della nuova segreteria non sembra limitarsi alla gestione ordinaria. I primi segnali indicano piuttosto la volontà di rafforzare il controllo interno, intervenendo nelle aree considerate più critiche emerse durante il congresso.

A Palazzo Madama, dove la “pax leghista” appare sempre più come una tregua armata, il primo dossier riguarda il capogruppo Massimiliano Romeo. Dopo aver partecipato all’iniziativa di Pontida e aver assunto una posizione di dissenso interno, Romeo ha rifiutato di lasciare l’incarico, costringendo la segreteria a una raccolta firme per sfiduciarlo. Secondo quanto riportato da TGcom24, 25 senatori su 29 avrebbero già sottoscritto la sfiducia, rendendo il passaggio formale una questione di giorni e inviando un segnale all’intera componente che aveva contestato la leadership di Salvini.

Per la successione alla guida del gruppo parlamentare di Palazzo Madama, il nome più accreditato è quello di Marco Dreosto, considerato vicino alla segreteria.

Il secondo fronte riguarda il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti. Le divergenze sulle priorità economiche avevano già fatto emergere una dialettica interna durante la fase congressuale, ma la segreteria ha deciso di intervenire con una scelta politica precisa: la nomina del viceministro Alberto Gusmeroli come relatore della Manovra, sostituendo Silvana Comaroli, che aveva sostenuto un candidato alternativo a Salvini.

La decisione, confermata da AGI, non è solo tecnica. La sostituzione di Comaroli con Gusmeroli viene letta come un segnale diretto agli equilibri interni e in particolare all’area che fa riferimento a Giorgetti. Il messaggio è chiaro: il controllo della linea economica e delle principali leve parlamentari passa attraverso la segreteria.

Dopo aver consolidato la propria leadership attraverso il congresso, Salvini sembra intenzionato a tradurre quella legittimazione in un controllo più stringente dei gruppi parlamentari e delle leve politiche del partito. Tuttavia, l’operazione comporta un rischio evidente: nel tentativo di blindare la linea della nuova Lega, potrebbe riaprire proprio quelle fratture interne che la stagione congressuale aveva cercato di ricomporre.

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