La destra ha trovato nell'AI un modo economico ed efficace per fare propaganda, e lo sta usando senza riserve. La sinistra invece, che per anni ha criticato il capitalismo delle piattaforme e il lavoro gratuito degli utenti, sembra oggi poco propensa ad avvalersi di questa tecnologia anche per fare video e meme. Il risultato è che, chi più chi meno, molti esponenti della destra stanno cavalcando l'onda dell'intelligenza artificiale per produrre contenuti che esaltano i propri leader e ridicolizzano gli avversari. Un fenomeno che negli Stati Uniti viene chiamato "slop", contenuti di bassa qualità generati con l'IA, e che applicati alla politica diventano "slopaganda".
Il generale Roberto Vannacci, leader di Futuro Nazionale, ha prodotto una quantità impressionante di video e immagini generati con l'intelligenza artificiale, spesso di bassa qualità, che lo presentano in veste di imperatore romano, di cavaliere medievale o di eroe nazionale. Alcuni di questi contenuti sono stati condivisi direttamente sui suoi canali social, altri invece vengono diffusi attraverso profili secondari e non ufficiali, creando una rete di propaganda digitale che sfugge alla narrazione ufficiale. Un esempio recente è la foto di un'avversaria politica pubblicata con una scollatura inventata, una mossa che ha suscitato polemiche ma che rientra perfettamente nella logica della slopaganda.
Anche la Lega non è da meno. Silvia Sardone è stata protagonista di un video generato con l'intelligenza artificiale che la ritrae come una supereroina che combatte i criminali nelle periferie di Milano. Un contenuto volutamente kitsch, che però riesce a veicolare un messaggio politico semplice e diretto. E non è un caso isolato: altri esponenti del partito stanno sperimentando con meme e video generati dall'IA per rafforzare la propria immagine sui social.
Il fenomeno non riguarda solo l'Italia. Negli Stati Uniti Donald Trump ha già iniziato a usare l'AI per produrre video di propaganda, e in Germania sono stati segnalati casi di contenuti generati con l'intelligenza artificiale durante le campagne elettorali. Anche in Argentina il fenomeno ha preso piede, con Javier Milei che ha utilizzato contenuti generati dall'IA per rafforzare la propria campagna politica.
La sinistra, invece, sembra divisa. Da una parte ci sono i nostalgici del copyright e del diritto d'autore, che vedono nell'intelligenza artificiale una minaccia per artisti e creativi. Dall'altra ci sono gli ambientalisti, come il deputato di Alleanza Verdi e Sinistra Francesco Emilio Borrelli e il deputato del Movimento 5 Stelle Marco Pellegrini, che hanno criticato l'AI per il suo impatto ambientale e per le condizioni di lavoro dei moderatori di contenuti. Le loro ragioni sono fondate: i modelli di intelligenza artificiale vengono addestrati su milioni di opere di terzi, spesso senza consenso e senza compenso, e i data center che li alimentano consumano quantità enormi di energia.
Eppure, nonostante le obiezioni, la destra sta andando avanti senza guardarsi indietro. Utilizza l'AI per produrre contenuti a basso costo, capaci di raggiungere milioni di persone in pochi secondi. E la sinistra, che pure ha ragioni valide per criticare questo sistema, rischia di restare indietro sul piano comunicativo. Non è una questione di qualità o di etica: è una questione di efficacia. La destra ha capito che l'AI può essere un'arma potente nella battaglia della comunicazione politica, e la sta usando senza farsi troppi scrupoli.
Non che la sinistra sia immune agli scivoloni. Ci sono stati casi di contenuti generati dall'AI che hanno suscitato polemiche, come l'immagine di Meloni in un ospedale psichiatrico o il finto selfie con Trump. Ma la differenza è che, mentre la destra sembra aver abbracciato l'AI come strumento di propaganda, la sinistra continua a interrogarsi sui suoi limiti etici e sui suoi effetti collaterali. E nel frattempo, la battaglia della comunicazione la sta vincendo chi riesce a produrre contenuti virali e a basso costo.