Secondo un’analisi pubblicata dal Financial Times a firma di Antonio Teti, la guerra ibrida russa starebbe entrando in una nuova fase caratterizzata da un’evoluzione degli obiettivi strategici e operativi. Se nelle fasi precedenti gli attacchi si erano concentrati principalmente sulle infrastrutture critiche, sulle supply chain e sui sistemi informatici di governi e aziende, la recente escalation mostrerebbe un crescente interesse verso manager e dirigenti delle aziende che supportano l’Ucraina nella produzione e nella fornitura di armamenti.

L’analisi evidenzia come questa evoluzione rappresenti una sfida significativa per il sistema di intelligence e di controspionaggio europeo, chiamato a tutelare non solo le strutture fisiche e digitali delle imprese della difesa, ma anche le persone che ne occupano posizioni chiave. La protezione di amministratori delegati, dirigenti, responsabili della produzione e specialisti tecnologici diventa quindi un elemento centrale nelle strategie di sicurezza economica, in un contesto in cui la dimensione umana delle aziende è sempre più esposta a minacce dirette.

Dalla guerra ibrida all’eliminazione fisica: un cambio di paradigma strategico

Negli ultimi mesi, secondo l’analisi del Financial Times, si starebbe delineando un significativo mutamento nella strategia di Mosca, che rappresenta una delle evoluzioni più rilevanti del conflitto in corso. Dalla tradizionale guerra ibrida, caratterizzata da attacchi informatici, disinformazione e pressione economica, si starebbe passando a una fase in cui l’obiettivo dichiarato non è più soltanto la destabilizzazione dei sistemi industriali occidentali, ma l’eliminazione fisica dei dirigenti dell’industria della difesa europea. Questo cambiamento segnala un salto qualitativo nelle modalità operative e nelle finalità strategiche della guerra non convenzionale russa.

Secondo quanto riportato, il Cremlino avrebbe deciso di concentrare la propria attenzione su amministratori delegati, dirigenti, responsabili della produzione e specialisti tecnologici delle aziende che producono sistemi d’arma destinati all’Ucraina. L’obiettivo strategico, in questo contesto, non è soltanto colpire singole persone, ma compromettere la capacità industriale e decisionale dell’avversario attraverso l’intimidazione o l’eliminazione di figure chiave. La scelta di mirare direttamente ai vertici delle aziende rappresenta un’evoluzione della dottrina russa di guerra ibrida, che integra pratiche tradizionalmente considerate appartenenti al mondo delle operazioni segrete e delle eliminazioni mirate.

Questa nuova fase del conflitto introduce inoltre un elemento di forte destabilizzazione nei rapporti tra industria e sicurezza nazionale. Colpire individui con elevato know-how industriale e tecnologico significa indebolire intere filiere produttive, rallentare programmi industriali, alterare investimenti e costringere governi e aziende a rivedere le proprie politiche di sicurezza. In questo scenario, la minaccia individuale diventa uno strumento di condizionamento collettivo, capace di produrre effetti sistemici sull’intero comparto della difesa europea.

Il ruolo del GRU e l’adattamento delle modalità operative

L’evoluzione della strategia russa nel conflitto in corso sarebbe accompagnata da un cambiamento significativo anche nelle modalità operative del GRU, l’intelligence militare russa. Storicamente incaricata di attività clandestine, operazioni speciali e sabotaggio, questa struttura si sarebbe adattata alle nuove esigenze operative adottando approcci più flessibili e meno direttamente riconducibili allo Stato russo.

Secondo l’analisi pubblicata dal Financial Times, il GRU starebbe ricorrendo con maggiore frequenza a reti criminali, intermediari e strutture organizzative distribuite su più Paesi per condurre operazioni ad alto impatto. L’utilizzo di “gruppi di lavoro” situati in diverse nazioni, spesso affidati a contractor specializzati, consentirebbe di mantenere un elevato grado di negabilità e di ridurre il rischio di una risposta diretta da parte degli Stati colpiti. Questa strategia riflette un adattamento pragmatico alle esigenze di un conflitto in cui la dimensione ibrida assume un ruolo centrale.

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