Berlino è pronta a rompere definitivamente gli indugi sul futuro di KNDS, il campione europeo dei sistemi terrestri nato nel 2015 dalla fusione tra Krauss-Maffei Wegmann e Nexter. Il governo tedesco sta valutando seriamente l’acquisto dell’intera quota privata della holding, oggi detenuta dalle famiglie Bode e Braunbehrens. L’operazione porterebbe la Germania a un controllo paritario con la Francia, azzerando di fatto il capitolo della quotazione in Borsa e segnando una svolta strategica nella governance del colosso della difesa.
Secondo quanto riferito da Handelsblatt, “in assenza di alternative” il governo tedesco ritiene sensato rilevare l’intera quota. La mossa consentirebbe a Berlino di rafforzare il controllo pubblico su un asset strategico per il riarmo della Bundeswehr, superando al contempo le frizioni industriali che negli ultimi anni hanno segnato i rapporti tra Parigi e Berlino. La società, con sede legale ad Amsterdam, produce tra gli altri i carri Leopard 2 e Leclerc, il veicolo da combattimento Puma, i blindati Boxer e l’obice Pzh, ed è uno dei principali fornitori delle forze armate europee.
Per mesi la quotazione in Borsa era sembrata la soluzione più probabile. Le famiglie Bode e Braunbehrens avevano inizialmente rinunciato all’idea di cedere la propria quota, puntando invece a una Ipo che avrebbe consentito loro di monetizzare progressivamente l’investimento. Ma il contesto dei mercati ha cambiato le carte in tavola. A inizio luglio, KNDS aveva rinviato la quotazione a causa del calo dei titoli della difesa, mentre gli azionisti facevano fatica a convincere gli investitori a valutare l’azienda oltre i 12 miliardi di euro. In parallelo, il fondo americano Warburg Pincus aveva avviato colloqui con le famiglie per rilevare una quota significativa, ma con prospettive di exit in un orizzonte di cinque anni.
È stato proprio il tentativo di coinvolgere Warburg Pincus a rimettere in gioco il governo tedesco. Quando le famiglie hanno manifestato per la prima volta disponibilità a cedere parte della loro quota, Berlino ha iniziato a considerare seriamente l’acquisto. A maggio, dopo una lunga trattativa seguita direttamente dal ministero della Difesa, il governo aveva trovato un accordo per acquisire il 40% delle azioni, lasciando ai due rami familiari il 10% restante. Ma la prospettiva di un socio finanziario ha spinto l’esecutivo a cambiare strategia.
Secondo cinque persone coinvolte nelle trattative, dopo un confronto tra il ministro della Difesa Boris Pistorius e il cancelliere Friedrich Merz, il governo ha deciso di procedere da solo. L’intenzione ora è rilevare l’intero 50% detenuto dai Bode e dai Braunbehrens, portando Berlino a una posizione paritaria con Parigi nel controllo della holding. Resta da definire se il coinvolgimento di Warburg Pincus verrà mantenuto in veste di investitore finanziario di minoranza, opzione che il fondo sarebbe ancora disposto a considerare.
Nel frattempo, dalla governance di KNDS arrivano segnali contrastanti. L’amministratore delegato Jean-Paul Alary ha affermato che l’Ipo è “sospesa, ma non annullata”, lasciando formalmente aperta la strada della Borsa. Ma nelle stanze del potere tedesche prende quota un’altra idea: riportare la programmazione della difesa sotto controllo pubblico, evitando che un operatore finanziario a breve termine entri in un settore industriale strategico. Con l’acquisto della quota privata, Berlino segnerebbe un cambio di passo nella strategia industriale europea, rafforzando il ruolo dello Stato nella difesa e mettendo fine alla lunga stagione delle privatizzazioni.