La situazione di Delfin su Mps si fa sempre più intricata, soprattutto alla luce delle dinamiche interne tra gli eredi Del Vecchio. Come riportato da policymakermag.it, Delfin resta il primo azionista di Mps con una partecipazione del 17,5% e si avvicina a un’assemblea straordinaria cruciale: quella in cui gli azionisti saranno chiamati ad autorizzare le operazioni (Ops) su Banco Bpm e Banca Generali. Un appuntamento delicato, anche perché il Ceo Luigi Lovaglio non ha ancora incassato il sostegno dichiarato dei soci di peso, mentre il Tesoro ha già annunciato che non parteciperà al voto e Banco Bpm dovrebbe astenersi sul punto che la riguarda.

La vera posta in gioco, però, riguarda gli equilibri interni a Delfin. Negli ultimi mesi, molti soci hanno spostato le proprie quote della cassaforte in holding personali, creando una situazione in cui le maggioranze non sono più quelle di un tempo. Le dinamiche tra gli eredi Del Vecchio si intrecciano con le scelte strategiche di Delfin: il consiglio presieduto da Francesco Milleri e guidato da Romolo Bardin si è trovato a dover fare i conti con equilibri sempre più mobili, in cui le maggioranze cambiano a seconda di chi può farlo, con quali tempi e con quanta autonomia. In questo contesto, il 29 ottobre potrebbe fornire un primo indizio sulle future mosse della famiglia.

APRILE 2026: IL CONSIGLIO SI MUOVE COMPATTO

Ad aprile, il consiglio di Delfin si muove in maniera compatta su Mps. La cassaforte sostiene infatti la lista che riporta Lovaglio alla guida della banca, con il presidente Francesco Milleri che dichiara all’epoca: “È stato un voto all’unanimità del board”. La sintonia, tuttavia, dura poco. Già il 27 aprile, sei soci su otto approvano un piano da circa 10 miliardi, con Claudio Del Vecchio e Rocco Basilico contrari. Lo stesso giorno, l’aumento della distribuzione dei dividendi passa con sette voti, con il solo Basilico contrario.

GIUGNO 2026: LA DIVISIONE NEL CDA

Il 24 giugno, il cda di Delfin esamina una possibile lettera di patronage per un finanziamento da circa 11 miliardi. Solo due consiglieri, Francesco Milleri e Mario Notari, votano a favore, mentre Romolo Bardin, Aloyse May e Giovanni Giallombardo non sostengono la proposta. Si forma così una nuova maggioranza: anche Rocco Basilico, Claudio e Marisa Del Vecchio si schierano per chiedere l’introduzione di commissari per l’audit, raccogliendo cinque degli otto soci. Claudio, Marisa e Rocco non partecipano a questa richiesta, segnando un ulteriore cambiamento negli equilibri interni.

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