Giuseppe Conte sta cercando di mettere in difficoltà Elly Schlein battendo sul tasto delle politiche di riarmo e sugli aiuti militari all'Ucraina. Ma il suo passato da presidente del Consiglio racconta una storia ben diversa.
Nei suoi due mandati a Palazzo Chigi, prima il governo "gialloverde" con M5S e Lega e poi quello "giallorosso" con M5S e Partito Democratico, Conte non ha mai adottato politiche volte a ridurre la spesa militare. Al contrario, durante entrambi i governi la spesa per la difesa è aumentata. Inoltre, fino al 2022, quando il Movimento 5 Stelle era ancora al governo, ha sostenuto l'invio di armi e munizioni all'Ucraina.
Alla fine del suo mandato, la spesa militare in rapporto al PIL era salita all'1,58%, un livello mai raggiunto prima. In termini assoluti, è passata da 21,7 miliardi a 26,4 miliardi di euro, con un aumento di circa il 20% in due anni e mezzo. Nell'anno e mezzo successivo è aumentata ulteriormente, raggiungendo poco meno di 30 miliardi di euro, anche se il rapporto rispetto al PIL è sceso all'1,50% grazie alla ripresa economica post-pandemia.
Gli impegni internazionali, inoltre, non sono stati presi da lui. Fu Matteo Renzi, nel settembre 2014, a sottoscrivere l'obiettivo di portare la spesa per la difesa al 2% del PIL durante un vertice NATO in Galles. Conte, dopo il suo insediamento, confermò quell'impegno durante il vertice NATO di Bruxelles, mostrando pieno sostegno alle richieste del presidente statunitense Donald Trump.
Durante la conferenza stampa congiunta alla Casa Bianca, Conte parlò apertamente dell'«esigenza di riequilibrare la spesa che tradizionalmente gli Stati Uniti sostengono», definendola «sproporzionata». Aggiungendo: «Sono posizioni del tutto ragionevoli di cui io personalmente tengo gran conto e anzi mi farò latore del fatto che siano comprese anche dagli altri».