Il TAR del Lazio ha accolto il ricorso presentato da RIDA Ambiente S.r.l. contro la Regione Lazio, annullando l'Autorizzazione Integrata Ambientale concessa nel febbraio 2019 per l'impianto di trattamento dei rifiuti urbani indifferenziati gestito da Ecosystem S.p.A. a Pomezia, in via della Solforata. La sentenza, pubblicata il 12 ottobre 2026 con il numero 15910/2026, mette fine a una controversia amministrativa iniziata nel 2019 e destinata ad avere ripercussioni significative sul settore dei rifiuti nel Lazio.
Le motivazioni della sentenza
Al centro della decisione del TAR vi è la mancanza, nell'impianto autorizzato, della sezione di stabilizzazione biologica della frazione organica presente nei rifiuti urbani indifferenziati. Secondo i giudici amministrativi, tale carenza rendeva l'impianto non conforme alle disposizioni europee in materia di trattamento dei rifiuti e alle normative nazionali di recepimento.
La sezione di stabilizzazione biologica è ritenuta indispensabile per trattare correttamente la componente organica dei rifiuti, limitando le emissioni di gas climalteranti e prevenendo la formazione di percolato, sostanze che possono compromettere la sicurezza ambientale delle discariche e aggravare il problema dell'inquinamento. La sentenza sottolinea come la sua assenza non potesse essere compensata da altre tecnologie o da processi differenti.
Il TAR ha inoltre evidenziato che le criticità erano state già segnalate dall'ARPA Lazio durante il procedimento autorizzativo. Le osservazioni dell'Agenzia regionale per la protezione ambientale, secondo i giudici, avrebbero dovuto essere considerate determinanti e non potevano essere superate senza un'adeguata valutazione tecnica.
Il ruolo dell'ARPA e le contestazioni di Ecosystem
Proprio le osservazioni dell'ARPA Lazio hanno rappresentato uno degli elementi centrali del giudizio. L'Agenzia aveva evidenziato criticità nella configurazione tecnologica dell'impianto, ritenendo necessaria la presenza della sezione di stabilizzazione biologica per il trattamento della frazione organica.
Nel corso del procedimento, Ecosystem aveva sostenuto che la percentuale di materiale organico presente nei rifiuti conferiti fosse inferiore al 15%, circostanza che avrebbe consentito di operare senza la sezione di stabilizzazione. Tuttavia, questa tesi non ha convinto il Collegio, che ha ritenuto la presenza della sezione indispensabile per garantire il rispetto della normativa ambientale.
Il precedente del Consiglio di Stato
La vicenda aveva già registrato un importante passaggio davanti al Consiglio di Stato. Nel 2023, il TAR aveva dichiarato inammissibile il ricorso presentato da RIDA Ambiente per carenza di interesse. La società aveva impugnato la decisione sostenendo di essere direttamente danneggiata dalla concorrenza di un impianto che operava, secondo la sua tesi, senza rispettare i requisiti previsti dalla legge.
Il Consiglio di Stato, con la sentenza numero 9817 del dicembre 2025, aveva accolto l'appello, annullando la decisione del TAR e riconoscendo a RIDA Ambiente un interesse concreto e attuale a impugnare le autorizzazioni rilasciate a Ecosystem. I giudici di Palazzo Spada avevano stabilito che una società operante nello stesso settore aveva titolo per contestare l'autorizzazione concessa a un concorrente qualora ritenesse che questa fosse stata rilasciata in violazione della normativa ambientale.
Le conseguenze per la Regione e per il settore dei rifiuti
La sentenza del TAR non si limita a censurare le autorizzazioni rilasciate nel 2019. I giudici hanno infatti riconosciuto che l'interesse di RIDA Ambiente all'accertamento dell'illegittimità degli atti autorizzativi si estende anche alla prospettiva di un eventuale risarcimento del danno economico subito.
Secondo il Collegio, l'illegittimità degli atti impugnati avrebbe consentito a Ecosystem di operare in un contesto competitivo alterato, con possibili conseguenze negative per le imprese concorrenti che rispettavano requisiti più stringenti.
La pronuncia riporta così al centro dell'attenzione il tema delle procedure di rilascio delle autorizzazioni agli impianti di trattamento dei rifiuti e delle responsabilità dell'amministrazione regionale nei controlli ambientali. Un esito che potrebbe aprire nuovi scenari anche sul piano dei rapporti tra le imprese del settore e la Regione Lazio.