Prosegue l’iniziativa di Palazzo Chigi sul fronte del caro carburanti. Dopo Eni, IP e Q8, anche Tamoil ha risposto all’appello del governo per calmierare i prezzi alle pompe, aderendo al meccanismo di price cap fissato a 2.19 euro per il diesel e 1.99 euro per la benzina, con scadenza prevista il 31 ottobre 2026.
La mossa segna un passaggio significativo nella strategia dell’esecutivo per contenere il costo di benzina e gasolio, in un contesto economico segnato dall’impennata dei prezzi energetici. Tamoil rappresenta infatti uno dei principali operatori del settore della raffinazione e distribuzione nel Paese, con una rete di oltre 1.500 punti vendita e una quota di mercato superiore all’8%.
L’azienda energetica, controllata dalla Libyan Foreign Bank, si affianca così a Eni, IP e Q8 nel piano di mitigazione dei prezzi al consumo. Il governo punta a raggiungere la maggior parte della rete distributiva nazionale, coprendo circa il 75% del mercato, per evitare ricadute sui bilanci delle famiglie e delle imprese.
Eni, leader del mercato con oltre 15 mila stazioni di servizio, era stata la prima ad aderire al tetto massimo imposto dall’esecutivo, seguita da Q8, con 2.900 stazioni, e IP, con 4.500 impianti. L’adesione di Tamoil amplia ulteriormente la platea di distributori coinvolti nel meccanismo di contenimento.
Il ministero delle Imprese e del Made in Italy continuerà a monitorare l’andamento del prezzo medio nazionale, mentre prosegue il dialogo con altri operatori del settore per estendere il piano di mitigazione.
Sul fronte industriale e sindacale, le reazioni sono miste. Daniela Fumarola della Cisl ha osservato che “l’inflazione ritorna a volare per effetto della situazione geopolitica e della crisi energetica. Condividiamo gli interventi emergenziali messi in campo, ma bisogna attivarsi per misure più durature”.
Più positivo il viceministro dell’Economia Maurizio Leo, che ha definito l’iniziativa “sicuramente apprezzabile”, aggiungendo che “ha iniziato l’Eni poi IP, Q8, ora tutti si stanno adeguando”.
Decisamente critiche alcune associazioni di categoria. Cna Roma denuncia una “situazione fuori controllo”, segnalando come “senza interventi immediati e consistenti, il caro carburanti rischia di paralizzare il trasporto merci sul territorio”, con un aumento medio di oltre 2 mila euro al mese in spese di rifornimento per camion rispetto a gennaio 2026. Confartigianato, per voce di Roberto Orlandi, ha sottolineato che “senza un intervento immediato si rischia la paralisi”.