Secondo quanto riportato da Internazionale, il 4 ottobre il Brasile torna alle urne per scegliere il presidente della Repubblica, quattro anni dopo le elezioni che avevano visto il ritorno al potere di Luiz Inácio Lula da Silva. Il ballottaggio, se necessario, si terrà il 25 ottobre. Nello stesso giorno si voterà anche per la Camera dei deputati, per un terzo del Senato e per governatori e assemblee legislative statali.

Chi sono i candidati

Il Tribunale superiore elettorale ha registrato dodici candidature. I principali favoriti sono il presidente uscente Lula, candidato del Partito dei lavoratori (PT) con il vicepresidente Geraldo Alckmin, e Flávio Bolsonaro, sostenuto dal Partito liberale (PL) e figlio dell'ex presidente Jair Bolsonaro. Tra gli altri candidati figurano il governatore di Goiás Ronaldo Caiado, il governatore di Minas Gerais Romeu Zema, lo psichiatra Augusto Cury, il deputato Renan Santos, la deputata Samara Martins e esponenti di partiti minori come Hertz Dias, Edmilson Costa, Rui Costa Pimenta, Clariana Barão e Wilson Grassi. Il Tribunale ha respinto invece le candidature di Pablo Marçal e Leonardo Avalanche.

I sondaggi

Alla fine di settembre, le rilevazioni indicano una corsa molto equilibrata. Secondo il sondaggio Meio/Ideia, Lula è in testa con il 39,4%, seguito da Flávio Bolsonaro al 38,4%. L'indagine AtlasIntel/Bloomberg, che non prevede astenuti e indecisi, assegna invece a Lula il 45,3% e a Bolsonaro il 42,2%, con un margine più ampio per il presidente uscente. Tra gli altri candidati, lo psichiatra Augusto Cury raggiunge il 6,7%, Renan Santos e Ronaldo Caiado si attestano intorno al 4,5% e Romeu Zema al 3,5%. Nel caso di un secondo turno, i due sondaggi mostrano un testa a testa: Meio/Ideia attribuisce a Lula il 48,5% e a Bolsonaro il 48%, mentre AtlasIntel/Bloomberg indica Lula al 47,6% e Bolsonaro al 47,7%, con margini entro il margine di errore.

Lula e le elezioni del 2026

Luiz Inácio Lula da Silva, presidente uscente, si presenta come candidato del Partito dei lavoratori (PT) insieme al vicepresidente Geraldo Alckmin, del Partito socialista brasiliano (PSB). Lula guida una coalizione ampia che comprende partiti progressisti e parte del centrosinistra, e punta a ottenere un secondo mandato consecutivo al Palácio do Planalto. La sua campagna elettorale si concentra sul bilancio dei quattro anni di governo, con particolare attenzione alle politiche sociali, alla riduzione della povertà e della disoccupazione e alla politica estera autonoma, che ha rafforzato il ruolo del Brasile sulla scena internazionale. Lula ha mantenuto un consenso elevato durante il mandato, ma nelle ultime settimane la corsa elettorale si è fatta più incerta, con un margine ridotto nei sondaggi sul rivale Flávio Bolsonaro.

Flávio Bolsonaro e le elezioni del 2026

Flávio Bolsonaro, senatore e figlio dell'ex presidente Jair Bolsonaro, è il candidato del Partito liberale (PL) e rappresenta l'erede politico del bolsonarismo. La sua candidatura ha acquisito forza negli ultimi mesi, rendendo la sfida con il presidente uscente Lula tra le più incerte degli ultimi anni. Il programma di Bolsonaro si concentra su sicurezza, riduzione dello Stato, liberalizzazioni e valori conservatori, mantenendo una linea critica nei confronti del PT e del Supremo Tribunale Federale. Pur contando sull'apparato bolsonarista, la sua candidatura non è sostenuta da un'ampia coalizione di partiti, ma fa affidamento sul principale partito della destra brasiliana, il PL. La sua forza elettorale è cresciuta durante la campagna, fino a ridurre il vantaggio nei sondaggi sul presidente uscente Lula.

Il voto degli elettori brasiliani all'estero

Cresce il peso degli elettori brasiliani residenti all'estero. Secondo i dati del Tribunale superiore elettorale, gli iscritti alle liste elettorali fuori dal Brasile sono 918.876, distribuiti in 134 Paesi. Gli elettori all'estero rappresentano poco più dello 0,5% degli oltre 158,7 milioni di elettori complessivi, ma il loro numero è aumentato del 358% dal 2010 e del 31,82% rispetto alle elezioni del 2022. Gli Stati Uniti ospitano la quota più alta, con il 28,89% degli aventi diritto, seguiti da Portogallo (14,67%) e Giappone (9,62%). In un'elezione che si preannuncia molto ravvicinata, anche una percentuale ridotta di elettori potrebbe risultare rilevante nel conteggio finale.

Fonti