È una tregua parziale quella che si sta delineando nelle proteste degli autotrasportatori nel Mezzogiorno. Dopo giorni di mobilitazione, le sigle sindacali che rappresentano il comparto stanno assumendo posizioni diverse riguardo alla prosecuzione del fermo, in attesa di ulteriori sviluppi nei rapporti con il governo.
Fedralog Calabria aveva proclamato un fermo dal 16 al 20 ottobre, poi prolungato fino al 27 ottobre dopo un incontro con l’esecutivo giudicato insufficiente. Il coordinatore regionale Mario Pansini aveva spiegato che l’incontro non aveva prodotto nuovi impegni sufficienti e che, nonostante la disponibilità al dialogo, la protesta sarebbe proseguita per una seconda settimana.
Il 22 ottobre, però, Fedralog ha annunciato la sospensione del fermo, condizionandola all’esito dell’incontro già fissato per il 27 ottobre. La decisione è stata comunicata dopo un nuovo confronto con il governo, in cui sarebbe stata confermata l’intenzione di affrontare le principali criticità del settore.
La posizione della sigla calabrese resta comunque prudente. La sospensione non equivale a una revoca definitiva: la prosecuzione della mobilitazione dipenderà dalle risposte che arriveranno la prossima settimana.
Più netto è invece il passo indietro del Comitato trasportatori siciliani. Dopo un incontro con il ministro Matteo Salvini e il viceministro Edoardo Rixi, il coordinatore Salvatore Bella ha annunciato la revoca del fermo, pur mantenendo lo stato di agitazione. Secondo il CTS, il governo avrebbe accolto la quasi totalità delle richieste avanzate, aprendo la strada a un confronto più costruttivo.
Tra le rivendicazioni figurano il caro carburante, i crediti d’imposta, i pagamenti arretrati e le nuove risorse per il settore. Il CTS aveva inoltre chiesto 104 milioni di euro di pagamenti arretrati e 70 milioni per l’annualità 2026-2027, oltre all’utilizzo immediato di 430 milioni di crediti d’imposta sul gasolio e 400 milioni per i mesi rimasti privi di sostegno. Al centro delle richieste anche i costi di attraversamento dello Stretto di Messina e la presenza stabile ai tavoli istituzionali.
Una linea simile è stata assunta dall’Associazione imprese autotrasportatori siciliani. Il presidente Giuseppe Richichi ha sospeso la protesta dopo aver ricevuto rassicurazioni sulla partecipazione ai tavoli nazionali e sulla disponibilità del governo ad affrontare le criticità del settore.
Restano però alcune divergenze tra le diverse anime della protesta. Nel corso degli ultimi giorni, le posizioni delle sigle sindacali hanno evidenziato approcci differenti, con chi ha scelto di proseguire il fermo e chi invece ha preferito sospendere le iniziative attendendo gli sviluppi dei prossimi incontri.
In Puglia e Campania, intanto, autotrasportatori e agricoltori avevano già comunicato l’intenzione di continuare la mobilitazione, pur lasciando aperto il confronto con il governo. Antonio Manzi e Vincenzo Parisi avevano sottolineato che una semplice dichiarazione d’intenti non sarebbe bastata, chiedendo risposte concrete su carburante, crediti d’imposta e misure per sostenere il settore.
La situazione resta quindi in evoluzione. Il fermo proclamato da alcune sigle è stato sospeso o revocato, ma il comparto continua a mantenere alta l’attenzione sulle promesse dell’esecutivo. Il prossimo appuntamento del 27 ottobre sarà decisivo per capire se la tregua potrà trasformarsi in una soluzione stabile o se le proteste riprenderanno.